venerdì 18 marzo 2011

MANUALE TELLUS (2005-2009) di Claudio Di Scalzo. "Il piccolo bucato" di Attilio Pratella/Giovanni Pascoli. 2

                   




Il piccolo bucato, 1892. Progetto di illustrazione per Myricae, tempera e biacca su cartoncino, 32 x 36,5, Castelvecchio di Barga, Casa Pascoli. Inedito.
Il pittore interpreta i richiami pascoliani alla vita quotidiana e ai suoi gesti in campagna: il bucato.








mercoledì 16 marzo 2011

MANUALE TELLUS (2005-2009) di Claudio Di Scalzo. "Ida e Maria" di Attilio Pratella. 1

                                                
                                                          Attilio Pratella: Ida e Maria



Ida e Maria, 1893-1894. Illustrazione per Myricae, Livorno, Giusti. Matita e acquarello su cartoncino, 63,5 x 45,5. Castelvecchio di Barga, Casa Pascoli. Inedito.

Pratella conobbe il giovane Pascoli nella "Brigata carducciana". Anni dopo il poeta gli chiederà, e siamo nel '92, di collaborare all'allestimento grafico della terza edizione di Myricae.

Pratella interpreta l'intimismo di casa Pascoli e come il poeta "vede" le sorelle.







MANUALE TELLUS di Claudio Di Scalzo (2005-2009). Gauguin, Tre tahitiani

 

                                                                              Tre tahitiani, 1897


Tre tahitiani, 1898, Edimburgo, National Gallery of Scotland

Gauguin scrive che fu la classica bellezza della figura umana nell’elementare verginità della natura dei mari del sud, a fargli trovare i suoi colori e le sue forme. Affascinato dalla placidità, dai movimenti, dai gesti espressivi e dalla vita di questi uomini trovò «floridezza, fede, natura contro aridità, costrizione, artificiosità» (Noa-Noa). Egli vede i corpi del colore del bronzo bagnati dalla luce dorata, e cerca di fissare l’espressione dei loro grandi, semplici gesti e dei loro movimenti. In questo e in altri quadri che rappresentano la gente di Tahiti, gli si rivela una tacita musica, il suono dei pochi, forti colori. Una grande, serena pace emana dallo sguardo e dalle mani che reggono fiori e frutti; è più che esotico romanticismo ciò che Gauguin riesce qui ad afferrare. L’incanto dell’umanità primitiva riceve, per mezzo suo, figura artistica, «ancora una volta, prima che essa sparisca definitivamente dal mondo».

Gauguin, nei primi quadri del mare del sud, è sopraffatto dalla ricchezza delle forme e dei colori di questa natura esuberante nelle opere più mature, come in questa riprodotta, tutta l’atmosfera viene afferrata ed espressa solo dalla mossa cromaticità dello sfondo: un giallo oro assoluto e caldo, di mitica profondità, leggermente sfiorato da un velo violetto, sul quale le belle figure appaiono, per contrasto, scultoree e monumentali. (Claudio Di Scalzo)

***

Il dipinto, pittura ad olio su tela, prima di arrivare alla National Gallery of Scotland di Edimburgo appartenne alla collezione di madame d’Andoque. A volte viene presentato nei cataloghi con il titolo “Conversazione” oppure come “Conversazione a Tahiti”. (cds)




VITA DI GAUGUIN


Nato nel 1848 a Parigi, Gauguin, dopo gli anni di scuola entra nella Marina, e, dopo molti viaggi all’estero resta per 12 anni, impiegato ben pagato, in un istituto bancario. Sono anni sereni, trascorsi insieme con la moglie, danese, e cinque bambini. Poi, nel 1883, esplode la passione della pittura, che rivela il suo grande talento, distrug­gendo però il patrimonio e la famiglia. I nuovi problemi della superficie, delle forme semplici, dei colori forti e interi, lo pon­gono fin dall’inizio in una posizione di contrasto con gli impres­sionisti. Nella Bretagna nascono le prime di queste opere che cercano di risolvere problema della superficie e del colore (vedi nelle immagini allegate il “Cristo giallo”). A Panama e sull’isola di Martinique egli trova colori che corrispondono ancor più alla sua immaginazione, una natura elementare, che lo entusiasma; forse risorgono in lui impressioni dell’infanzia, di quando, con la madre e i fratelli, visse nel Perù dal terzo al settimo anno di vita. Il tem­peramento imperioso e la sua aggressività in questioni artistiche, lo portano a contrasti con gli amici, fino alla tragedia con Van Gogh ad Arles, nell’autunno del 1888. Nella primavera di questo stesso anno egli aveva formulato il suo credo artistico; il successo di una vendita di suoi quadri gli offre, nel 1891, la possibilità di iniziare una vita del tutto diversa nelle regioni dei mari del sud. Dopo alcune delusioni iniziali egli trova ciò che veramente aveva sempre cercato: bellezza, natura intatta, purezza dell’essere. Egli dipinge fino all’esaurimento di tutti i suoi mezzi e di tutte le sue forze, torna, dopo una pausa a Parigi, (un’eredità, che riceve in quegli anni, è presto consumata, i quadri non hanno il successo sperato) va di nuovo nelle isole dei mari del sud, scrive (Noa-Noa) e dipinge vita e mito; crea, fino alla morte, avvenuta nel 1903, sculture e disegni, in mezzo a grandi difficoltà spirituali e materiali, alle quali sa ancora strappare veri capolavori.


Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it


NOTIZIE SUL MANUALE SCOLASTICO TELLUS DI CLAUDIO DI SCALZO
     
Inserii nel giornale telematico da me fondato e diretto TELLUSfolio (2005-2009) il MANUALE TELLUS (che riprende nome e testata della rivista/annuario di Marco Baldino-Claudio Di Scalzo, 1990-2009), manuale scolastico per il biennio e il triennio delle superiori, con la sezione LABORATORIO dove vengono esplicate unità didattiche, percorsi per gli esami, tesine. In parallelo nella sezione TELLUSmostre, sempre sullo stesso giornale, ho inserito collegamenti con "ARTE e SCUOLA" ed anche questo manuale visuale verrà ri-pubblicato e ampliato sul MANUALE TELLUS/MANUALE DI CLASSE. I recenti sviluppi della manualistica on line confermano la novità di questa mia intuizione sei anni fa! Il MANUALE TELLUS verrà ri-pubblicato su questo weblog in quanto quello presente, attualmente su TELLUSFOLIO è stato snaturato e tenuto on line contro la mia volontà di autore e docente dall'Editrice Labos-Cooperativa Labos di Morbegno. Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it  






sabato 12 marzo 2011

Ludwig van Beethoven: Vita e Testamento di Heiligenstadt

   




Ludwig van Beethoven fu battezzato il 17 dicembre 1770 a Bonn. La sua famiglia era originaria del Brabante, in Belgio. Suo padre era musicista, alla Corte di Bonn, con una spiccata inclinazione per il bere. Sua madre è sempre stata descritta come una donna dolce, modesta e premurosa. Beethoven diceva di lei che era «la sua migliore amica». La famiglia Beethoven ebbe sette bambini, ma solo tre ragazzi sopravvivranno; Ludwig sarà il maggiore dei fratelli.

Molto presto, Ludwig si interessò alla musica, e suo padre Jhoann lo istruì ai fondamenti della sublime arte giorno e notte, quando ritornava a casa, dopo le ripetizioni o la taverna. Che il bambino manifestasse il dono della musica non lasciava nessun dubbio, e suo padre Johann pensò di farne un bambino prodigio, come fosse un novello Mozart.

Il 26 marzo 1778, all'età di 8 anni, Beethoven si presentò per la sua prima esibizione pubblica conosciuta, a Colonia. Per la circostanza suo padre dichiarò che il giovanetto non aveva che sei anni. A causa di ciò, lo stesso Beethoven pensò sempre di avere due anni in meno della sua effettiva età; difatti, molti anni più tardi, quando riceverà a Vienna una copia del suo atto di battesimo, pensò che si trattasse dell'atto di battesimo di suo fratello Ludwig Maria, nato due anni prima di lui e deceduto in tenera età.

Ma le capacità pedagogiche e musicali del padre erano limitate. Ben presto Ludwig apprenderà la musica, in modo particolare organo e composizione, grazie a musicisti famosi come Gottlob Neefe. Quest'ultimo, particolarmente, si renderà conto delle capacità straordinarie di Beethoven. Facendogli conoscere, inoltre, grandi filosofi, antichi e moderni, Neefe introdurrà il giovane Beethoven allo spirito illuministico moderno.

Solamente nel 1782, a dodici anni, Beethoven pubblicò la sua prima opera: le 9 variazioni, in do minore per piano, su una marcia di Ernst Christoph Dressler (WoO 63). L' anno seguente, nel 1783 Neefe scrisse, nella Rivista della musica a proposito del suo alunno: «Se continua così, sarà sicuramente un nuovo Mozart».

Nel giugno 1784, grazie alle raccomandazioni di Neefe, Ludwig è chiamato in qualità di organista, alla corte di Maximilian Franz, principe elettore di Colonia. Il compositore ha allora 14 anni. Questo posizione gli permette di frequentare membri dell' aristocrazia Bonnense ed amici del padre. Incontra allora persone con cui avrà relazioni per tutta la durata della sua vita: il famiglia Ries, la famiglia von Breuning e l'affascinante Éléonore, Karl Amenda, il violinista Franz Gerhard Wegeler, amico medico che andrà anche a Vienna.

Nella propria famiglia, poco a poco, Ludwig sostituisce suo padre. Finanziariamente, innanzitutto, perché Johann, spesso ubriaco, è sempre meno capace di assumere il suo posto al focolare e la sua funzione di musicista di Corte. Il giovane Beethoven si sentirà responsabile dei suoi due fratelli, ed egli assumerà questa responsabilità tutta la sua vita, talvolta fino all'eccesso.

Cosciente anch'egli della predisposizione alla musica di Beethoven, Principe Maximilian Franz lo manda a Vienna a sue spese, nel 1787, per incontrare Mozart e rifinire la sua educazione musicale. Vienna in quel tempo è la città faro della cultura musicale. Per quanto riguarda l'incontro tra Mozart e Beethoven, esistono solamente dei testi di veridicità incerta. Mozart avrebbe detto «non dimenticate questo nome, ne sentirete parlare».

Ma una lettera richiamò Beethoven a Bonn: sua madre è morente. L'unica persona della sua famiglia con la quale era riuscito a creare dei legami affettuosi si spegne il 17 luglio 1787.

Cinque anni più tardi, nel 1792, Beethoven riparte per Vienna, beneficiando di una rendita, assicurata dal Principe Elettore che sarebbe dovuta durare per due anni per rifinire la sua erudizione musicale. Non rivedrà mai più la sua città natale. Il suo amico Waldstein gli scrive queste parole: «..ricevete dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart»...

A Vienna, il giovane musicista prende delle lezioni con Haydn, poi con Albrechtsberger e Salieri. Stupisce e seduce Vienna per la sua virtuosità e le sue improvvisazioni al pianoforte. Nel 1794, Beethoven compone la sua opus 1, i tre trii per Pianoforte, violino e violocello. L'anno seguente, Beethoven organizza la sua prima rappresentazione pubblica a Vienna (una “Accademia”) durante la quale dirige le sue stesse opere. Seguirà un tour: Praga, Dresda, Lipsia e Berlino prima di partire per un concerto a Budapest.

Gli incontri che Beethoven ha a Vienna sono numerosi. Tutti gli esponenti della vita musicale e dell'aristocrazia ammirano il giovane compositore. Questi melomani saranno i più grandi mecenati e sostenitori di Beethoven. Il “Gran Mogol”, come lo definirà Haydn, si arrabbierà regolarmente con gli uni e gli altri, salvo fare poi autocritica e porgere le scuse a tutti. Il suo talento e la sua bontà d' animo scuseranno il suo comportamento eccessivo ed impulsivo.

Nel 1800, Beethoven organizza un nuovo concerto a Vienna che comprende, in particolar modo, l'esecuzione della sua prima sinfonia. Sebbene oggi consideriamo l'opus 21 classica, nella sua concezione e vicina alle sinfonie di Mozart e di Haydn, all'epoca molti ascoltatori trovarono questa composizione strana, ostentata ed eccessiva. Il genio di Beethoven che non è ancora pienamente espresso, tuttavia i bagliori del genio futuro spaventano ed inorridiscono i critici del tempo.

Solo nel 1801 Beethoven confessa ai suoi amici di Bonn il timore di diventare sordo. A Heiligenstadt, nel 1802, redige un testo celebre dove spiega la sua ribellione al dramma che vive: lui, un musicista, sta per diventare sordo! Ecco una fatalità alla quale non si augura di sopravvivere. Ma la musica lo richiama al lavoro. Ed egli scrive che dovrà esplorare, scoprire e tramandare molti altri campi musicali. Beethoven non si suiciderà, farà conoscere poco a poco il suo handicap crescente, ed si getterà nella composizione di opere grandiose: dalle eccezionali sonate per pianoforte (in particolar modo la Tempesta e la Caccia, opus 31), la seconda e la terza sinfonia-Eroica e molte altre opere ancora.

Beethoven scrive la terza sinfonia in omaggio di un grande uomo, Bonaparte. Quest'uomo è considerato allora come il liberatore dei popoli, generato dalla Rivoluzione francese portatrice di speranza. Quando il Primo Console si dichiarerà Imperatore, Beethoven cancellerà rabbiosamente il nome di Bonaparte dalla dedica di questa sinfonia.

La prima interpretazione pubblica della sinfonia Eroica si terrà il 7 aprile 1805, a Vienna.

Beethoven ha peraltro finito in questo fecondo periodo la sua unica opera lirica, Leonore. La correggerà e scriverà per essa quattro ouvertures differenti. Il nome dell'opera diventerà allora Fidelio, contro la volontà del compositore. Il 20 novembre 1805 si svolgerà la prima… davanti ad un pubblico diradato di ufficiali francesi, poiché Napoleone, alla testa del suo esercito, è entrato in Vienna per la prima volta. Tutto ciò si ripeterà nel 1809.

Negli anni seguenti, l'attività creatrice del compositore è intensa. Compone parecchie sinfonie, fra cui la Pastorale, l'ouverture Coriolano, la famosa bagatella "Per Elisa”. Ha alcuni allievi, ed anche delle allieve, che troveranno affascinante il rude maestro. Diventa inoltre suo allievo l' arciduca Rodolfo, fratello dell'imperatore, il quale diverrà ben presto anche suo amico e ben presto uno dei suoi protettori.

Nel 1809, Beethoven pensa a lasciare Vienna, seguendo l' invito di Girolamo Bonaparte. La sua amica di sempre, la Contessa Anna Marie Erdödy, lo trattiene, con l'aiuto dei suoi più fedeli ammiratori: l'arciduca Rodolfo, il principe Lobkowitz ed il principe Kinsky. Questi ultimi si impegnano a versare a Beethoven una rendita annua di 4.000 fiorini, permettendogli di vivere senza alcuna costrizione finanziaria. L'unica condizione è che il compositore dovrà non lasciare Vienna. Beethoven accetta. Questa rendita farà di lui il primo compositore indipendente. Prima di questo contratto musicisti e compositori erano dei servitori in seno ad una casa di un ricco aristocratico, sia che si chiamassero Bach, Mozart od Haydn. Domestici senza nessun diritto più degli altri, ma con il dovere di comporre e di rappresentare musica. Nasce così una nuova era per la musica: il compositore è libero di scrivere quando vuole, ciò che vuole, su ordinazione oppure seguendo la propria ispirazione.

Nel 1812, Beethoven segue delle cure termali Teplitz, e redige una ardente lettera all'«Immortale Amata». Questa lettera, che fu ritrovata in un cassetto segreto, dopo la morte del musicista, assieme al testamento di Heiligenstadt, non ha tuttora finito di suscitare dibattiti, ricerche e supposizioni dei biografi del musicista. A turno, quasi tutte le sue amiche ed allieve sono state proposte come destinatarie di questa lettera, ma, a meno che non si trovi un nuovo documento, così come talvolta succede talvolta nelle aste o una collezione privata, è molto probabile che l' amore di Beethoven rimanga un giusto segreto per sempre.

Alla fine del luglio 1812, Beethoven incontrerà Goethe, per iniziativa di Bettina Brentano. I due grandi uomini si ammirano ma non si comprendono. Il compositore trova il poeta-consigliare troppo servile, e questo ultimo disse che Beethoven è «persona completamente indomabile». Beethoven ammira Goethe, e metterà in musica parecchie sue poesie. Beethoven penserà sempre con rammarico di non essersi compreso con Goethe.

Purtroppo, uno dei suoi protettori, il principe Lobkowitz, ebbe in quel periodo gravi difficoltà finanziarie, il Principe Kinski morì a causa di una caduta di cavallo ed i discendenti tentarono di disfarsi dell'obbligo finanziario contratto a favore di Beethoven. Sarà l'inizio di parecchi processi che il compositore intraprenderà, per salvaguardare la sua indipendenza finanziaria.

Inventore geniale, probabile inventore del metronomo, Maelzel aveva incontrato già Beethoven e creato diversi apparecchi acustici per Beethoven, per aiutarlo nel suo udito sempre più debole: dai cornetti acustici, ad un sistema di ascolto collegato al pianoforte. Nel 1813, Beethoven compone La vittoria di Wellington, opera realizzata per un strumento meccanico di Maelzel detto “panharmonica” (o “panharmonicon”). Ma è soprattutto l'invenzione del metronomo che farà evolvere la musica, e Beethoven, che ne ha subito afferrato l'importanza, annoterà scrupolosamente il tempo metronomico sulle sue partiture affinché le sue opere siano interpretate secondo i suoi precisi desideri.

L'Accademia del 1814 raggrupperà La Vittoria di Wellington, così come la settima e l'ottava sinfonia. Il 1814 sarà anche l'anno della riscrittura di Leonora in Fidelio, la sola opera lirica di Beethoven. Questa opera, così rivista, otterrà infine il successo del pubblico. Il Congresso di Vienna, che si tenne in quella città lo stesso anno, sarà il momento di massima gloria e di riconoscimenti per Beethoven. Mentre Re ed Imperatori discutono i destini dell'Europa, il compositore sarà invitato a suonare più volte davanti agli uomini più potenti del tempo, e di questo ne sarà fiero per tutta la vita.

Il 15 novembre 1815, morì Kaspar Karl, il fratello di Beethoven. Lasciò una moglie che il compositore soprannominerà “La regina della notte”, parafrasando Il Flauto magico di Mozart, a causa della scarsa dirittura morale della vedova, così come un figlio, Karl, di solo 9 anni.

La vita di Beethoven cambiò radicalmente, dal momento che suo fratello aveva scritto sul suo testamento «che la tutela di suo figlio fosse esercitata congiuntamente da sua moglie e da Ludwig, suo fratello». Quest'ultimo prenderà molto sul serio il suo ruolo, ma il celibe di 45 anni, sordo ed ammalato, troverà problemi insormontabili a capire il bene del bambino prima e del giovane poi. Questo triste periodo condizionerà gli anni seguenti della vita del compositore, sempre alle prese con problemi giudiziari per la tutela del minore.

Nel 1816, Carl Czerny (futuro maestro di Franz Liszt), allievo di Beethoven, diventerà il professore di musica di Karl, ma senza incontrare alcun successo. In questo periodo il compositore finisce il ciclo di lieder All'amata lontana opus 98 ed abbozza il primo tema per la nona sinfonia.

Due anni più tardi, l'arciduca Rodolphe diviene cardinale e Beethoven comincia la composizione della Missa Solemnis opus 123. L'opera non sarà pronta per la cerimonia cui era stata destinata, ma l'occasione donò all'umanità il capolavoro che conosciamo.

Gioachino Rossini si recò a Vienna nel 1822, in un trionfale tour, ed incontrerà Beethoven. La barriera, imposta dalla lingua e la sordità di Beethoven, permetteranno solamente una breve visita. Il compositore viennese apprezzava molto poco l'opera italiana, che considerava frivola.

La nona sinfonia sarà praticamente terminata nel 1823, lo stesso anno della Missa solemnis. Liszt, che aveva allora 11 anni, incontrerà Beethoven. Forse il sommo maestro assisterà al concerto del giovinetto del 13 aprile. Egli si congratulerà calorosamente col piccolo virtuoso che, degli anni più tardi, trascriverà interamente sinfonie e lieder di Beethoven per piano.

Il 7 maggio 1824 sarà la data della prima interpretazione della nona sinfonia e, malgrado le difficoltà di esecuzione e soprattutto delle parti cantate, sarà un successo. Purtroppo senza ricadute finanziarie. Questi problemi finanziari continueranno a tormentare il compositore fino agli ultimi giorni della sua vita, sebbene, dopo la sua morte, verranno trovati alcuni titoli di credito, che Ludwig aveva custodito per il nipote.

La grande stagione compositiva continuò ancora con i grandi ultimi quartetti per archi, Opus 127, 130, 131, 132, 133, 135. Opere difficili per i contemporanei, ed ancora pregne di lati oscuri. Tuttavia la vena del maestro sembra inesauribile; anche una ipotetica decima sinfonia viene pensata ed abbozzata.

Nel dicembre 1826, ritornando a Vienna su di un carro scoperto, dopo che aveva avuto una ennesima lite con suo fratello, Beethoven prese una terribile infreddatura. La malattia complicherà la sua situazione di salute, già molto precaria. Si spegnerà lentamente circondato dai suoi più cari amici, il 26 marzo 1827, nel bel mezzo di un furioso temporale; ma il caso volle che, al momento del decesso fossero presenti presso il suo letto di morte solamente l'odiata cognata, Therese Obermayer e il musicista Anselm Huettenbrenner, quasi un estraneo.

La cerimonia funebre si svolse alla chiesa della Santa Trinità. Si stima che tra 10.000 a 30.000 persone si riunirono per accompagnare Ludwig van Beethoven alla sua ultima casa. Franz Schubert, timido ammiratore del grande compositore, e che non ebbe mai il coraggio di avvicinarlo, sarà uno dei portatori delle fiaccole funebri, assieme a numerosi altri musicisti. Schubert morì l'anno seguente e sarà seppellito vicino a Beethoven. Heinrich Anschütz, attore lesse l'orazione funebre, scritta da Franz Grillparzer, grande letterato, davanti alle porte del cimitero di Währing (oggi, Schubert Park).



TESTAMENTO di Heiligenstadt


Nel maggio 1802, su consiglio di Johann Adam Schmidt, Beethoven si recò ad Heiligenstadt per riposarsi. Questo comune era allora distinto da quello di Vienna: per spostarsi dall'uno all'altro era necessaria una carrozza.



Depresso, non potendo più tener nascosta la sua crescente infermità, Beethoven scrisse il 6 ottobre 1802 un documento che custodì preziosamente, conosciuto con il nome di Testamento di Heiligenstadt. Nello scritto Beethoven svela la sua sordità. Una seconda parte del testamento fu redatta alcuni giorni dopo, il 10 ottobre 1802.
È a notarsi che per tre volte il compositore non scrisse mai il nome del suo secondo fratello, Johann.
Beethoven redasse in seguito due altri testamenti: nel 1824 ed infine poco prima la sua morte, nel 1827.

Per i miei fratelli Carl e Beethowen

O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me, non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un'apparenza, il mio cuore e la mia mente erano sin dall'infanzia inclini al tenero sentimento della benevolenza, e avrei anche sempre voluto compiere grandi azioni, ma pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile, reso più grave da medici insensati che mi hanno ingannato anno dopo anno facendomi sperare in un miglioramento illusorio, con la prospettiva finale di una menomazione permanente (la cui guarigione durerà magari anni se non è addirittura impossibile). Nato con un temperamento ardente e vivace, persino aperto alle distrazioni della vita sociale, ho dovuto presto isolarmi, vivere in solitudine, ogni tanto ho ben cercato di superare tutto ciò, ma l'esperienza doppiamente mortificante del mio cattivo udito mi ha duramente richiamato alla realtà, come avrei infatti potuto dire agli uomini: parlate più forte, gridate, perché sono sordo, come poter confessare la debolezza di un senso che dovrei possedere molto più degli altri, un senso che un tempo possedevo in realtà al più alto grado di perfezione, come pochi altri del mio mestiere possiedono o hanno mai posseduto - no, non lo posso fare, perdonatemi quindi se mi vedrete stare in disparte là dove invece mi mescolerei così volentieri con voi, la mia disgrazia mi fa doppiamente male perché vengo inoltre malgiudicato, per me il piacere di stare in mezzo alla gente, di partecipare a conversazioni intelligenti, a proficui scambi di vedute, non esiste, e quando è veramente indispensabile avere a che fare con la società, devo restare quasi completamente solo, vivere come un esiliato, se mi avvicino a qualcuno, sono subito terrorizzato al pensiero che possa in qualche modo accorgersi della mia condizione - così è stato negli ultimi sei mesi che ho trascorso in campagna seguendo il consiglio del mio bravo medico di affaticare i miei orecchi il meno possibile, egli veniva così incontro alle mie attuali inclinazioni, anche se di tanto in tanto mi sono lasciato sviare dal mio istinto socievole, ma che umiliazione quando qualcuno accanto a me udiva di lontano il suono di un flauto e io nulla o qualcuno udiva un pastore cantare e io sempre nulla, questi fatti mi portavano al limite della disperazione e poco ci mancò che non mi togliessi la vita solo l'arte mi ha trattenuto dal farlo; mi è parso impossibile lasciare questo mondo prima di avere pienamente realizzato ciò di cui mi sentivo capace, così ho prolungato questa vita miserabile -veramente miserabile, un corpo così sensibile che qualsiasi cambiamento un po' brusco può trasformare il mio stato di salute da ottimo a pessimo - pazienza -proprio così, devo sceglierla come guida, così ho fatto, spero che questa mia risoluzione resista finché le inesorabili parche vorranno spezzare il filo, forse andrà meglio, forse no, sono preparato - a ventott'anni essere costretto a diventare filosofo non è facile, per un artista è ancora più duro che per qualsiasi altro uomo.

Divinità tu vedi dall'alto il fondo della mia anima, sai che amo gli uomini e desidero fare il bene, o uomini, se mai un giorno leggerete questo scritto, pensate al torto che mi avete fatto, e l'infelice si consoli di aver trovato qualcuno simile a lui, qualcuno che, malgrado tutti gli ostacoli della natura, ha fatto tutto il possibile per essere ammesso nella schiera degli artisti e uomini di valore - voi, miei fratelli Carl e..., non appena sarò morto e se il Professor Schmid sarà ancora in vita, pregatelo a mio nome di descrivere la mia malattia, e aggiungete a questa storia della mia malattia il presente scritto, in modo che almeno il mondo possa quanto più riconciliarsi con me contemporaneamente vi dichiaro entrambi eredi del mio piccolo patrimonio (se così lo si può definire), dividetevelo onestamente e sopportatevi e aiutatevi l'un l'altro, ciò che avete fatto contro di me, lo sapete, ve l'ho già da molto tempo perdonato; a te mio fratello Karl, un grazie particolare per l'attaccamento che mi hai dimostrato in questi ultimi tempi; vi auguro una vita migliore e meno carica di affanni della mia, raccomandate ai vostri figli la virtù, essa sola può rendere felici, non il denaro, lo dico per esperienza; essa mi ha recato sollievo nella sofferenza, a lei, oltre che alla mia arte, debbo se non mi sono tolta la vita- addio e vogliatevi bene-; ringrazio tutti gli amici, in particolare il principe Lichnowski e il P[rofessorj Schmidt - gli strumenti del principe L. desidero che siano possibilmente conservati da uno di voi, beninteso senza che per questo vi disputiate; se peraltro potessero servirvi per altri scopi, vendeteli pure; sarei molto felice di potervi essere utile anche nella tomba - così fosse - con gioia vado incontro alla morte - ma se essa mi coglierà prima che abbia avuto occasione di sviluppare interamente i miei talenti artistici, sarebbe per me, malgrado il mio duro destino, troppo presto e vorrei che venisse più tardi - e tuttavia sarei contento lo stesso, non meriterebbe forse da uno stato di infinita sofferenza? - Vieni quando vuoi, ti vado intrepidamente incontro - addio, non dimenticatemi completamente quando sarò morto, me lo sono meritato perché nella mia vita ho spesso pensato di rendervi felici, siatelo.

Heiglnstadt, 6 ottobre 1802
Ludwig van Beethowen

Per i miei fratelli Carl e
Da leggersi ed eseguirsi dopo la mia morte -

-Heiglnstadt, 10 ottobre 1802 - prendo così congedo da te - e con quanta tristezza - da te amata speranza - con la quale sono qui venuto, nella prospettiva di una almeno parziale guarigione, ora mi deve abbandonare completamente, come cadono appassite le foglie d'autunno, così anch'essa si è per me disseccata, me ne vado - quasi nello stato in cui ero al mio arrivo - persino il coraggio superbo - che spesso mi sosteneva nelle belle giornate estive -è svanito - o Provvidenza, concedimi una volta un puro giorno di gioia - è da tanto tempo che la mia anima non ode più l'intima eco della vera gioia - o quando, o Divinità - quando proverò di nuovo la gioia nel tempio della natura e degli uomini - Mai? - no - oh, sarebbe troppo duro.



venerdì 14 maggio 2010

Samuel Taylor Coleridge: Vita con scelta di aforismi e minima bibliografia




 

Samuel Taylor Coleridge (1772-1834). Figlio del vicario di Ottery St. Mary nel Devon, (Inghilterra) compie gli studi presso il Jesus College di Cambridge, dove conosce Robert Southey, col quale progetta la 'Pantisocracy', il modello ideale di società, inizialmente costituita da dodici donne e da dodici uomini, che avrebbero dovuto costruire negli Stati Uniti sulle rive del Susquehanna. Nel 1795 sposa invece Sara Fricker, sorella della moglie di Southey. I suoi primi versi poetici appaiono nel 1793 sul Morning Chronicle, mentre l'anno successivo viene pubblicato l'atto teatrale La caduta di Robespierre, scritto a quattro mani con lo stesso Southey. Nel 1795 inizia il sodalizio con Wordsworth con il quale trascorre un anno nel Somerset. Soggiorno durante il quale si aggiungono Sara Fricker e Dorothy, la sorella di Wordsworth. Nel 1796 fonda la rivista letteraria The Watchman, che tuttavia non arriva al decimo numero.

Nel 1797 compone la prima parte del Christabel e del Kubla Khan. Nel 1798 assieme a Wordsworth pubblica le Lyrical Ballads. Sulla rivoluzione francese nello stesso anno scrive France, an Ode. Dopo il soggiorno tedesco compiuto con Wordsworth nella stagione 1798-99 pubblica il Wallenstein, traduzione del Piccolomini e della Morte di Wallenstein di Schiller. Tra il 1800 e il 1804 risiede a Keswick, dove compone la seconda parte di Cristabel. Nei due anni successivi è in Italia e a Malta. Nel 1806, al ritorno in Inghilterra, soffre di problemi fisici a causa delle abituali assunzioni di oppio. Diviene conferenziere acuto ed estroso per il Royal Institute nel 1808 e l'anno seguente fonda un nuovo periodico, The Friend, settimanale etico-politico-letterario che apparirà in volume nel 1818. Su The Friend pubblica il racconto “The Three Graves”, scritto diversi anni prima. Gli ultimi venti anni della sua vita li trascorre ospite di amici, principalmente da John Morgan a Hammersmith e a Calne, presso James Gillman, a Highgate.

Nel 1817 pubblica la Biographia Literaria, opera filosofica incentrata sulla discussione dei temi kantiani, di Fichte e Schelling, della poetica di Wordsworth. Nel 1825 nel trattato filosofico Aids to Reflection argomenta la distinzione tra Understanding [comprensione] e Reason [ragione]. La prima è la facoltà per mezzo della quale l'uomo riflette e generalizza facendo leva sulle impressioni dei sensi che appartengo alla sfera del mondo naturale; la seconda è la facoltà che invece predetermina l'esperienza e appartiene alla sfera del mondo spirituale. Per conseguenza, mentre dalla prima deriva all'uomo la prudenza [Prudence] dalla seconda, più precisamente da Reason e Conscience, gli viene la moralità. La tendenza a farsi interprete e diffusore delle istanze filosofiche della scuola tedesca e, più in generale, della necessità per l'uomo di ritornare a una concezione della vita più spirituale emerge anche dalla raccolta di aforismi e riflessioni varie Anima Poetae, pubblicata nel 1895 sulla base degli appunti dal nipote E.H. Coleridge. Anche le lettere d'ispirazione religiosa Confessions of an Enquiring Spirit usciranno postume nel 1840 su interessamento del figlio.

da: Poeti Romantici Inglesi, Mondadori



AFORISMI DI COLERIDGE

I cigni cantano prima di morire; non sarebbe un brutto affare se certa gente morisse prima di cantare.

Il nano vede più lontano del gigante, quando può salire sulle spalle del gigante.

Nessun uomo è mai stato un grande poeta, senza essere stato allo stesso tempo un grande filosofo.

I difetti dei grandi autori non sono in genere che la loro grandezza portata all'eccesso.

Acqua, acqua ovunque. E non una goccia da bere.

Niente può piacere con continuità, che non contenga in se stesso la ragione perché esso deve essere così, e non altrimenti.

La fantasia non è altro che un aspetto della memoria svincolato dall'ordine del tempo e dello spazio.

I critici sono di solito persone che avrebbero voluto essere poeti, storici, biografi, hanno messo alla prova il loro talento, e non hanno avuto successo.

L'esperienza ci informa che la prima difesa degli spiriti deboli è recriminare.

Il peccato prediletto del demonio è l'orgoglio che scimmiotta l'umiltà.

La sincerità non consiste nel dire, ma nell'intenzione di comunicare la verità.

Un uomo che non possiede che massime è come un ciclope il cui unico occhio è posto dietro al capo.

Chi si vanta di aver conquistato una moltitudine di amici non ne ha mai avuto uno.

Il principio dell'architettura gotica è quello dell'infinito reso immaginabile.

L'arte, collettivamente pittura,scultura,architettura e musica, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. È il potere di umanizzare la natura, di infondere i pensieri e le passioni dell'uomo in tutto ciò che è l'oggetto della sua contemplazione.

Ci sono tre classi in cui tutte le donne oltre i settanta sono sempre state divise: quella cara vecchietta, quella vecchia, quella vecchia strega.

Solo i saggi possiedono delle idee. La maggior parte dell'umanità ne è posseduta.

Ho visto dimostrare una grande intolleranza per difendere la tolleranza.

Il miglior medico è quello che con più abilità sa infondere la speranza.

Ciò che l'uomo desidera è una donna; ciò che desidera la donna è raramente qualcosa di diverso dal desiderio dell'uomo.

Che grazia inimitabile hanno i bambini prima di imparare a danzare!

Il Poeta deve avere l'orecchio di un arabo selvaggio che ascolta il silenzio del deserto, l'occhio di un indiano mentre segue le orme del nemico sulle foglie nei sentieri della foresta, e il tatto di un cieco che tocca il viso di un bambino amato.


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La ballata del vecchio Marinaio e altre poesie. Tra i poems il 'Kubla Khan', 'The Dungeon', 'Epigram on Kepler' e altri venti poemi. Testo originale a fronte. Mondadori Editore.

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The Samuel Taylor Coleridge Archive
La poesia, il pensiero politico, le riflessioni sulla scienza, sulla teologia, sulla psicologia dell'eclettico artista inglese
Progetto: Marjorie A. Tiefert, University of Virginia (United States)
Selected Poetry and Prose of Samuel Taylor Coleridge
Trentuno poemi e due componimenti in prosa
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The Rime of the Ancient Mariner
"I versi del vecchio marinaio" on line
Progetto: University of Virginia (United States)
S.T. Coleridge: an overview
Il quadro storico, le relazioni letterarie, la politica sociale ai tempi dell'artista
Progetto: George P. Landow (Uk), Professor of English and Digital Culture and Dean of the University Scholars Programme at the National University of Singapore



  

Vite intrecciate di Percy Shelley e Mary Godwin




Mary Shelley e Frankenstein



VITE INTRECCIATE
 
Londra 11 novembre 1812. Percy Shelley incontra per la prima volta Mary Godwin a casa del padre di lei. 1814, Percy è già tornato dall’Irlanda e si trasferisce a Bracknell. Si incontra spesso con la sedicenne Mary. E il 26 giugno, davanti alla tomba della madre di lei, si giurano eterno amore. I due ragazzi s'incontrano di nascosto, quando il 28 luglio decidono di partire senza dire nulla ai genitori. Insieme a loro due si unisce Jane Claire, la sorella di Mary. Dal due all'otto agosto visitano Paris, proseguono per la Svizzera, attraversando dei territori fino a qualche settimana prima sconvolti dalla guerra: "Villaggi e villaggi interamente devastati e bruciati; le bianche rovine torreggianti si ergono in innumerevoli forme fra alberi splendidi. Gli abitanti sono ridotti alla fame, niente da mangiare, né un alloggio decente; sporcizia, miseria e carestia ovunque" (lettera di Percy ad Harriet Westbrook del 13 agosto 1814). Viaggiano continuamente, quasi senza sosta, fermandosi per un attimo a Brunnen, sul lago di Lucerna, dove Shelley inizia il romanzo The assassins che abbandonerà presto. Il 27 agosto iniziano il viaggio di ritorno via fiume. Risalgono il Reno fino a Rotterdam dove l'otto settembre s'imbarcano per l'Inghilterra, dove arriveranno il 13 dello stesso mese. I tre vanno a vivere insieme in 5 Church Terrace, Pancras. Mary tenta di ricontattare Isabel ma David Booth le impedisce di avvicinarla. Dal 23 ottobre al 9 novembre Shelley è costretto a nascondersi dai suoi creditori. In questo periodo vivono separati, fino al 9 novembre, quando i tre ragazzi, ormai inseparabili, si trasferiscono nei Blackfriars, 2 Nelson Square. Il 14 novembre Thomas Hogg, che Shelley aveva conosciuto all'università di Oxford, è in visita all'amico, rimanendo affascinato da Mary. Intanto Harriet, che scrive a Shelley quasi tutti i giorni, partorisce Charles (30 novembre), nato dall'unione con Percy.

1815
Forse conseguenza dell'ebbrezza della festa dell'ultimo dell'anno, Hogg, con il consenso di Shelley, dichiara il suo amore alla diciasettenne Mary, anch'essa affascinata dall'amico del fidanzato. Ma sono soltanto giochi di adolescenti alle prime esperienze amorose, che si lasciano guidare dall'attrazione, come quella tra Shelley e Jane Claire, che per qualche mese si faranno la loro storia d'amore. Il 10 gennaio i tre ragazzi si trasferiscono in 4 Hans Place, mentre il 22 febbraio Mary, con due mesi d'anticipo, da' alla luce Clara, risultato di uno dei primi incontri di giugno avvenuti con Shelley. Il 2 marzo i tre si spostano ancora e vanno a vivere in 13 Arabella Road, a Pimlico, ma il 6 marzo la piccola Clara, nata prematura, non riesce a superare una crisi. Alla morte della figlia si aggiunge quella del nonno di Percy, da cui il ragazzo eredita 7400 sterline, di cui 1000 devolverà subito a Godwin, mentre ad Harriet assicura 200 sterline l'anno. Proprio il 13 maggio, giorno dell'accordo tra Percy e Godwin, Jane Claire lascia la coppia e si trasferisce a Lynmouth, sulle coste del Devon, dove i due ragazzi trascorreranno le vacanze tra giugno e luglio. Il 4 agosto, giorno del ventiquattresimo compleanno di Shelley, i due si trasferiscono a Bishopsgate, vicino l 'entrata est del Grande Parco di Windsor. La prima settimana di settembre, durante la gita in barca sul Tamigi con Mary, Claire, e l'amico Peacock, Shelley inizia a comporre il poema "Alastor".

1816
24 gennaio. Mary dà alla luce William, chiamato così in onore di Godwin, che non fa altro che sentenziare sulla vita dei due giovani e si rifiuta di accettare Shelley, che intanto pubblica Alastor inviandone una copia a Robert Southey, che non gli risponderà. Il tre maggio, insieme a Mary, il figlio, e Claire, incinta di Byron, parte per il Continente: dall'otto al dieci maggio sono di nuovo a Paris, poi passano per Digione, Dole e le montagne dello Jura e procedendo sotto la neve raggiungono Ginevra. Alloggiano all'Hotel de l'Anglaterre, nel sobborgo di Sécheron, dove il 25 maggio arriva anche Byron, accompagnato dal valletto William Fletcher e dal medico personale Polidori (1795-1822). I due scrittori s'incontreranno per la prima volta il 27 maggio. I tre ragazzi insieme al piccolo William si sistemano nel cottage di Mont Alègre, sulla riva opposta del lago, mentre Byron il 10 giugno si sistema a Villa Diodati, dove la comitiva si ritrova quasi ogni sera. Ed è qui che la sera tempestosa del 16 giugno nascerà la competizione letteraria sui fantasmi durante la lettura storie tedesche dei Fantasmagoria . Dal 22 al 30 giugno Shelley e Byron trascorrono una settimana da soli lungo i sentieri del lago di Ginevra, visitando il Castello di Chillon, il bosquet de Julie a Clarens ed arrivando fino a Losanna; mentre a luglio, dal 21 al 27, coinvolgeranno anche le ragazze per arrivare sulle Alpi, fino al Monte Bianco e a Chamonix, lo scenario che la giovane Mary riprenderà per il libro appena incominciato (Frankestein). A Villa Diodati intanto in agosto arriva Matthews Lewis (1775-1818) l'autore del romanzo gotico The Monk . Il 29 agosto i tre ragazzi lasciano Ginevra, visitano Fontainebleu e Versailles il due e il tre settembre, raggiungono Le Havre, dove il 5 settembre salpano per l'Inghilterra arrivando a Portsmouth l'otto settembre. Nei mesi successivi Mary e Claire vivranno a Bath, in Abbey Churchyard, mentre Shelley torna a Londra, dove il 24 settembre firma quel testamento redatto tre mesi prima quando una tempesta sul lago di Ginevra gli aveva fatto temere per la sua vita; è anche l'ultimo giorno che vedrà Fanny Imlay, la sorella di Mary, che si toglierà la vita il nove ottobre con una dose eccessiva di Laudano. Subito dopo Shelley raggiunge le due ragazze a Bath. Nel frattempo l'editorialista Leigh Hunt scrive un articolo sull'"Examiner" (1° dicembre) dedicato alle giovani promesse poetiche del momento: Keats, Shelley e Reynolds. Ne nascerà una corrispondenza tra i due che si trasformerà ben presto in amicizia e gli permetterà di frequentare il circolo degli artisti di Hampstead, dove attorno a Leigh Hunt si riuniscono Keats (1795-1821), Charles Lamb (1775-1834), William Hazlitt (1778-1830), John Reynolds (1796-1852), Benjamin Haydon (1786-1846) e i fratelli James (1775-1839) ed Horace Smith (17779-1849). Ma il 15 dicembre Percy è scosso dalla notizia del suicidio di Harriet, la sua prima, giovane moglie, scomparsa il 9 novembre e ritrovata morta nella serpentina del lago di Hyde Park il 10 dicembre. Forse per cercare di tenere con se il figlio Charles, che altrimenti sarebbe stato affidato ad Eliza, sorella di Harriet, decide di regolare l'unione con Mary. I due ragazzi si sposano il 30 dicembre nella St.Mildred's Church. William Godwin finalmente abbandona il suo lungo silenzio e si riconcilia con i due, che all'inizio vivranno prima con gli Hunt e poi con Godwin e la moglie.

1817
Il 12 gennaio, a Bath, Claire da' alla luce Alba, che su richiesta di Byron verrà battezzata Allegra. Una nascita che a Godwin e ai conoscenti verrà mantenuta segreta. Intanto il 10 gennaio all'Alta Corte di Giustizia è incominciato l'Appello per la custodia dei figli di Harriet, che si concluderà il 17 marzo quando il cancelliere Lord Eldon nega la custodia di Ianthe e Charles sia agli Shelley che agli Westbrook, affidandoli a genitori adottivi, ma poi successivamente Charlie sverrà affidato al padre di Shelley mentre Ianthe a Eliza. All'inizio di marzo Percy e Mary si trasferiscono a Marlow, a trenta miglia da Londra, ospiti di Peacock e di sua madre in attesa di trasferirsi il 18 del mese ad Albion House, una casa affittata nelle vicinanze con un contratto ventennale. Il 25 verranno raggiunti da Claire e dalla piccola Allegra.In questo periodo Shelley compone il pamphlet A proposal for putting reform to the vote throughout the Kingdom, inviandolo a vari esponenti del movimento riformista, tra cui Robert Owen, Cobbett, Cartwright. Intanto il 14 maggio Mary completa il Frankestein e Percy riesce ad assicurarle un contratto con l'editore Lackington, Allen & Co. Shelley legge la "Faerie Queen" di Spenser ed inizia il poema epico "Laon and Cythna", scritto appunto in stanze spenseriane. La freddissima estate la trascorreranno in escursioni sul fiume e nei boschi di Clifton mentre Shelley legge l'"Iliade", le opere di Arriano, Eschilo, Sofocle, Shakespeare. Il 2 settembre nasce Clara Everina. Il 20 settembre Shelley termina il Laon e Cythna e immediatamente parte per Londra, insieme a Claire, alla ricerca di un editore, mentre intanto a causa della sua generosità si ritrova nuovamente nei debiti tanto che alla metà di ottobre è arrestato per alcuni giorni. Inizia il poemetto Rosalind and Helen , traduce il Tractatus di Spinoza e termina la prefazione al Laon e Cythna , che verrà pubblicato da Charles Ollier, ma subito ritirato, revisionato e ripresentato al pubblico con il titolo The revolt of Islam . A novembre legge Berkeley, Gibbon, Milton e la Biographia Literariadi Coleridge, mentre il racconto delle sei settimane in tour, scritto insieme a Mary, è pubblicato dalla Ollier e Hookham, ma anonimamente.

1818
1 gennaio. Gli editori Lackington, Hughes, Harding, Marvor e Jones pubblicano il Frankestein che viene invece rifiutato dagli editori Ollier e Murray. Il 10 febbraio Shelley riesce a vendere l'umida Albion House. Si trasferiscono a Londra, in 119 Great Russell Street, davanti al British Museum. Sarà l'ultima residenza inglese prima di lasciare per sempre l'Inghilterra. Intanto Percy soffre di una seria oftalmia, contratta durante una delle visite benefiche ai poveri di Marlow. Febbraio è scandito da una gran vita mondana e numerose attività sociali in compagnia di Peacock, Hogg, Hunt, Keats e gli altri del circolo di Hampstead. L'undici marzo Percy. Mary e Claire, Milly Shields, una cameriera di Marlow, la governante svizzera Elise Duvilliard (1795) e i tre bambini, partono per il continente."Stiamo tutti molto bene e di eccellente umore. Viaggiare ha sempre questo effetto sul sangue, anche quando la mente sa che ci sono tutte le ragioni per sentirsi tristi" , scriverà Shelley a Leigh Hunt. Procedono da Calais a Saint Omer, a Lione; poi attraverso la Savoia le cui montagne ispireranno il primo atto del Prometheus Unbound . Durante il viaggio Shelley legge Il corso di letteratura drammatica di August Schlegel. Raggiungono Susa il 30 marzo, Torino il primo aprile, Milano il quattro. Shelley rimarrà colpito dall'architettura del Duomo dove si rifugerà a leggere il Purgatorio di Dante. Legge L'Aminta e vorrebbe progettare una tragedia sulla vita di Tasso. Insieme a Mary visita alcune residenze sul lago di Como. Vorrebbe affittare Villa Pliniana per l'estate ma non sarà possibile. La comitiva si rimette in viaggio fermandosi brevemente a Parma, Modena, Bologna e Pisa dal primo al sette maggio. A Livorno, dove rimangono quasi un mese, conoscono i coniugi John e Maria Gisborne e il figlio del primo matrimonio della donna, Henry Reveley. In questo periodo Shelley legge Euripide e Sofocle, Ariosto, mentre Mary ricopia la storia di Beatrice Cenci da un manoscritto di John Gisborne. L'undici giugno si trasferiscono a Bagni di Lucca, a Casa Bertini, dove Shelley legge Erodoto, Aristofane, Barthélemy,Hume, Teocrito; completa Rosalind and Helen e scrive due saggi: On love e il Discourse on the manner of the ancient greeks . Il 14 giugno intanto Mary scrive allo scrittore Walter Scott (Ivanhoe, Rob Roy), che ha recensito favorevolmente Frankestein sul Blackwood's Edimburgh Magazine ma sostenendo che l'opera fosse stata scritta da Shelley. Il 17 agosto Percy e Claire partono per Venezia per andare a trovare Allegra, che è stata adottata dall'ambasciatore inglese Richard Belgrave Hoppner (1786-1872) e da sua moglie Isabelle. E anche l'occasione per incontrarsi con Byron, che evita di rivedere Claire lasciando ai due giovani la sua villa di Este "I Capuccini". Ed è qui che arriveranno Mary e i due figli; ma il viaggio sarà fatale alla piccola Clara (24 settembre). Shelley inizia Julian and Maddalo e Lines written among the Euganean Hills e scrive l'atto primo del Prometheus Unbound . Legge Malthus, Sofocle e alcuni drammi di Shahespeare. Percy e Mary trascorrono la metà di ottobre a Venezia cercando distrazione nella vita sociale mentre Claire rimane ad Este con Allegra, che ritornerà a casa Hoppner il 29 ottobre. Due giorni dopo la comitiva, a cui si è aggiunto il servitore Paolo Foggi, parte per Roma, passando per Rimini, Fano, Foligno, Ferrara (dove Shelley esamina manoscritti del Tasso e dell'Ariosto), Bologna (dove visitano le gallerie d'arte), Fossombrone, Spoleto e Terni, dove rimarrà entusiasta della Cascata delle Marmore. Il 20 novembre sono finalmente a Roma, dove visitano San Pietro, il Colosseo, il Foro, il Campidoglio, fontane e piazze. Il 27 novembre Shelley parte da solo per Napoli, dormendo a Riviera di Chiaia 250, probabilmente per adottare Maria Adelaide dopo la scomparsa di Clara. Gli altri lo raggiungeranno il primo dicembre ed insieme esploreranno i dintorni: Ercolano, Golfo di Baia, Campi Flegrei, la grotta di Sibilla, il cratere del Vesuvio e Pompei. In questo periodo tra le letture di Shelley La storia dell'arte di Winckelmann.

1819
Ma a Napoli qualcosa sta turbando la comitiva. E' qualcosa che riguarda la piccola Elena Adelaide Shelley (nascita 27/12/18, battesimo 27/02/19, morte 9/06/20, come riportato negli Archivi di Stato di Napoli). In merito sono state elaborate quattro ipotesi: Mary si rattristò all'idea di lasciare la piccola a Napoli, dove sarebbero tornati una volta l'anno; Elena era nata dalla relazione tra Percy e Claire; era la figlia di Shelley e di una misteriosa ammiratrice inglese oppure figlia di Percy e la governante Elise, che in dicembre si sarebbe sposata con Paolo Foggi. Probabilmente, se consideriamo che la bambina venne affidata ad una famiglia di Vico Canale il 28 febbraio, è facile intuire che Mary non se la sentiva di crescere un'altra bambina; mentre Shelley era a Napoli da solo Claire ed Elise stavano insieme al resto della comitiva. La bambina nacque dunque da una relazione fugace di Shelley, che per riparare provò in un primo tempo a prenderla con se, ma dopo la reazione risentita, e giustificata di Mary, l'affidò alla famiglia napoletana. Da Napoli partono il 28 febbraio, passano per Gaeta e raggiungono Roma il 5 marzo, dove alloggiano a Palazzo Verospi in Via del Corso. Durante il soggiorno Percy e Mary frequentano il salotto dell'anziana Maria Candida Dionigi (1756-1826). Shelley predilige i parchi archeologici: nelle Terme di Caracalla scriverà il II° e il III° atto del Prometheus Unbound . Il 24 aprile incontrano la pittrice Amelia Curran (1775-1847), la figlia di un avvocato irlandese che aveva frequentato il circolo di Godwin. Amalia dipingerà i due più celebri ritratti di Percy e Claire e quelli, oggi perduti, di Mary e di William. Il 7 maggio la comitiva si trasferisce in Via Sistina 65, nell'ultima casa sulla Trinità dei Monti. Ispirato da un celebre ritratto di Beatrice Cenci, Percy inizia a scrivere l'omonima tragedia. Ma il 7 giugno anche il piccolo William, colpito dalla malaria, muore. Verrà sepolto nel Cimitero Protestante di Roma. Il 10 giugno il gruppo lascia la città per Livrono, e dopo aver trascorso una settimana in albergo, si sistemano a Villa Valsovano. Mary, che ha perso due figli in meno di un anno, è in uno stato di depressione e cerca conforto nella signora Gisborne, che insegnerà la lingua spagnola a Shelley, che intanto sta leggendo Calderon De la Barca e partecipando al progetto di Henry Reveley di costruire una barca a vapore. Termina The Cenci l'otto agosto e vorrebbe rappresentarlo a Londra, dove incarica Peacock di prendere contatto con i teatri del Covent Garden. Shelley è sempre più esasperato dalle richieste di denaro di Godwin, che ha una certa difficoltà a vedere attuate le sue teorie nella vita della figlia e continua a pretendere da Shelley dei soldi come se quest'ultimo avesse dovuto riscattarsi dall'avere corteggiato Mary. "Non è un uomo è una solenne menzogna", scrive Shelley a Leigh Hunt, ed esita nel mostrare a Mary le lettere di minaccia del genitore per non farla stare male ulteriormente. Il 5 settembre riceve la notizia del massacro di Machester, dove una milizia ubriaca sparò, uccidendo, su una manifestazione per la riforma parlamentare. Di getto scrive La maschera dell'anarchia . Alla comitiva si unisce per un periodo (4 settembre - 10 novembre) Charles Clairmont, fratello di Claire, di ritorno dalla Spagna e diretto a Vienna. Intanto Mary ha incominciato a scrivere Matilda , che invierà al padre nel 1821. Il 2 ottobre i ragazzi si trasferiscono a Firenze, a Palazzo Marini, dove Shelley frequenta i balletti e l'opera e trascorre ore alla Galleria degli Uffizi. A Firenze scrive Ode to the west wind e il poemetto satirico Peter Bell III° . Legge Clarendon, Platone e Madame de Stael. Il 12 novembre nasce Percy Florence e Mary sembra ritrovare un po' di serenità.

1820
Shelley inizia l'anno leggendo la Bibbia, i Vangeli e Sofocle e riprende a tradurre il Tractatus di Bento de Spinoza insieme a Mary. Il 29 gennaio si trasferiscono a Pisa e frequenteranno il circolo di Lady Margaret Mount Cashell (1775-1835), una contessa irlandese che da giovane aveva avuto come governante la madre di Mary. La donna vive con l'agronomo George Tighe. Tra marzo e maggio Shelley, che soffre di forti dolori reumatici, è visitato dal celebre dottor Vaccà. Scrive The sensitive plant e A vision of the sea . Fra le letture Platone, Hobbes, Locke, Voltaire. Mary invece compone i drammi mitologici Proserpine e Midas , e comincia il romanzo Valperga . Mentre stanno per partire per Lucca Shelley riceve minacce di estorsione da parte di Paolo Foggi due giorni dopo la morte di Adelaide. Ad intimare il ricattatore ci penserà l'avvocato Del Rosso di Livorno, dove la comitiva si trasferisce il 15 giugno nella casa che i Gisborne hanno appena lasciato. Percy intanto trova un accordo con l'editore Ollier per l'edizione del Prometheus Unbound . Ma le relazioni tra Mary e Claire si fanno sempre più tese. Discutono quasi ogni giorno. Alla fine Shelley decide di trovarle una sistemazione autonoma a Pisa. Percy viene a conoscenza delle gravi condizioni di John Keats (27 luglio) e lo invita a raggiungerli in Italia. Si trasferiscono a Bagni di San Giuliano. Qui il due agosto, dopo la notizia dei moti di Napoli, scrive Ode to Naples .Il Prometheus Unbound è pubblicato a metà agosto mentre dopo una gita sul Monte Pellegrino (11-13 agosto) scrive in soli tre giorni The witch of Atlas . Il 31 agosto Claire trova una sistemazione a Livorno. All'inizio di ottobre i Gisborne tornano dall'Inghilterra, portando con se una cassa di libri, tra cui le poesie di Keats. Shelley parte per Firenze nel tentativo di sistemare Claire presso la famiglia del dottor Bojti mentre a Pisa incontra il cugino Thomas Medwin, di ritorno dalle Indie, e lo invita a San Giuliano. Il 31 ottobre si trasferiscono a Pisa, al Palazzo Galletti. Shelley è afflitto dalla nefrite e dispiaciuto dell'assenza di Claire, che ritorna a Pisa il 21 novembre, alloggiando a casa dei Mason). Fra i frequentatori di Palazzo Galletti il professor Francesco Pacchiani, lo scrittore irlandese John Taaffe, il principe greco Alessandro Mavrocordato che darà lezioni di greco a Mary. Shelley conosce Teresa Emilia Viviani, la diciannovenne figlia del governatore di Pisa, relegata in convento in attesa di matrimonio. La prima a visitarla sarà Claire, successivamente Percy e Mary. Il 23 dicembre Claire riparte per Firenze.

1821
Shelley legge la Vita di Dante e ispirato da un amore platonico per la Viviani scrive Epipsychidion , terminato a febbraio e pubblicato a maggio. nuova Mentre in risposta al saggio di Peacock The four ages of poetry scrive A defense of poetry . Il 27 febbraio, prima di partire da Pisa, il cugino gli presenta Edward Williams (1793-1822) un ufficiale di marina conosciuto in India, ora in viaggio in Europa con la propria donna, Jane (1798-1884). La coppia diventa subito amica degli Shelley. Ma l'undici aprile giunge la notizia della morte di Keats, avvenuta a Roma il 23 febbraio. I ragazzi si trasferiscono ai Bagni di San Giuliano i primi di maggio, dove Shelley compone Adonais , in memoria dell'amico scomparso. Mentre trascorre intere giornate in barca con Williams viene a sapere che a Londra è stata pubblicata un'edizione illegale del Queen Mab che sta suscitando scalpore. Il 3 agosto su invito di Byron parte per raggiungerlo a Ravenna. Il giorno successivo lo trascorre con Claire a Livorno. Il 6 agosto arriva a destinazione. La sera stessa George Byron gli mostra una lettera degli Hoppner, che dando credito a Elise Foggi, hanno creduto che Shelley abbia avuto Adelaide da Claire e di aver abbandonato in povertà la bambina; toccherà alla stessa Mary scrivere una lettera alla signora Hoppner per poter scagionare il marito. Shelley convince Byron e la sua nuova donna, la contessa Teresa Guicciardini, sorella del patriota Pietro Gamba, a trasferirsi a Pisa. Durante il viaggio visitano per l'ultima volta Allegra, ospite nel convento di Bagnocavallo (14 agosto). Shelley sta inoltre aspettando in Italia Leigh Hunt, con il quale vuole aprire un nuovo giornale "The Liberal". A Pisa nel frattempo si trasferisce l'intera famiglia Gamba, che si sistema a Casa Parra, non lontana da Palazzo Lanfranchi, affittato da Byron. L'otto settembre la bella Teresa Viviani sposa un certo Luigi Biondi. In ottobre Shelley compone l' Hellas , dedicato al principe Mavrocordato, che a maggio è tornato in patria per combattere per l'indipendenza greca. Il 25 settembre Mary e Percy ritornano a Pisa, dove occupano l'ultimo piano dei Tre Palazzi di Chiesa, sul Lungarno, mente Byron e il suo seguito si stabiliscono a Palazzo Lanfranchi. Le giornate trascorrono tra uscite a cavallo, gare di tiro, partite a biliardo, conversazioni di cultura generale. Shelley scopre in Byron delle abitudini tipicamente maschili ed incomincia a dimostrarsi un po' insofferente, mente le ragazze, per forza escluse da giochi da uomini, finiscono per creare un circolo a se. La mancanza del suo ambiente ideale influisce sull'umore di Shelley, che in questo periodo non riesce a comporre.

1822
In gennaio giunge a Pisa Edwar Trelawny (1792-1881), attratto dalla presenza di Byron e desideroso di farsi conoscere. Ed è tramite Trelawny che Shelley e Williams commissionano al comandante Daniel Roberts la barca del "Don Juan". Percy in questo periodo lavora irregolarmente alla tragedia Charles I° ma riesce a comporre, tra gennaio e giugno, un ciclo poetico completamente dedicato a Jane Williams. Intanto dall'Inghilterra viene a sapere che a causa delle condizioni metereologiche Leigh Hunt non può raggiungerlo subito; e Byron, il principale finanziatore del "Liberal" incomincia a perdere interesse al progetto. Il 24 marzo gli uomini della comitiva inglese si azzuffano con la guardia armata di Pisa. Banditi dalla città sono costretti a spostarsi a Livorno. Il 20 aprile Allegra Byron muore di tifo e Claire, che avrebbe voluto riavere la bambina, lo viene a sapere il primo maggio. Gli Shelley e i Williams si trasferiscono a San Terenzo, nel Golfo di Lerici, abitando a Casa Magni, vicinissima al mare: "Ci sentiamo come se fossimo a bordo di una nave, e il ruggito del mare ci porta questa idea fin dentro al letto" (dal diario di Edward Williams). Il 12 maggio Shelley e Williams ricevono l'imbarcazione commissionata; durante le uscite in barca Percy compone gran parte del frammento The triumph of life . Mary il 16 giugno rischia di morire per un difficile aborto; Percy arresta l'emorragia immergendola in acqua ghiacciata. Il primo luglio parte finalmente per Livorno per incontrarsi con Byron e Leigh Hunt, arrivato in Italia, per pianificare la realizzazione del "Liberal". L'otto luglio, durante il viaggio di ritorno, la "Don Juan" è sorpresa da una tempesta e naufraga a dieci miglia da Viareggio. I corpi di Percy Shelley, John Williams e del mozzo Charles Vivian sono ritrovati dieci giorni dopo. Shelley viene sepolto temporaneamente nella sabbia, ma il 15 agosto il corpo viene riesumato e cremato alla presenza di George Byron e di Leigh Hunt. Le sue ceneri verranno sparse il 21 gennaio 1823 nella parte alta del Cimitero Acattolico di Roma, davanti alla Piramide. Sulla lapide ad accompagnare l'ultimo viaggio di Shelley sono i versi del canto di Ariel, lo spirito protagonista della Tempesta di Shakespeare: "Nothing of him that doth fade, but doth suffer a sea change, into something rich and strange".(Niente di lui si dissolve ma subisce una metamorfosi marina in qualche cosa di ricco e di strano)

Nel settembre 1822 Claire partirà per Vienna e Jane Williams per Londra, dove nel 1827 sposerà Hogg. Mary ritorna in Inghilterra partendo da Genova il 25 luglio 1823; il giorno seguente Byron e Trelawny partiranno per la Grecia con una spedizione per aiutare i greci contro l'aggressione turca. Durante la missione Byron è colto da febbri fortissime e morirà a Missolungi il 19 aprile del 1824. Charles Bysshe, il figlio primogenito di Shelley nato dall'unione con Harriet, muore il 14 settembre 1827. Percy Florence, l'unico figlio superstite, diventa l'erede legittimo del titolo di baronetto, ma per ereditare la proprietà, dovrà attendere la morte del nonno (24 aprile 1844). Mary nel 1824 incomincia a comporre The last man , la sua seconda opera più importante, che verrà pubblicata il 23 gennaio del 1826 dall'editore Colburn. Nel giugno 1840 e nel giugno 1843 Percy Florence, insieme ai suoi amici e alla madre Mary partiranno per l' Europa, visitando nel primo viaggio la Germania e la Svizzera, la Cadenabbia e Milano, mentre durante la seconda esperienza visiterà Kissingen, Berlino, Dresda, Venezia, Firenze, Roma e Parigi. Il 26 dicembre del 1849 Frankestein or the model man , diretto da William e Robert Brough, è rappresentato all'Adelphi Theatre di Londra per 26 volte. Il 1 febbraio del 1851, all'età di 53 anni, Mary W.G.Shelley muore a Chester Square, Londra. Jane Shelley, la giovane moglie di Percy Florence, con il quale si è sposato il 22 giugno del 1848, organizza il trasferimento dei resti di William Godwin, di Mary Wollstonecraft sul sagrato di St.Peters a Bournemouth, nella contea del Dorset, sul mare, dove Mary viene sepolta affianco ai suoi genitori. Claire, la compagna inseparabile delle prime avventure, si manterrà come insegnante di inglese o dama di compagnia, vivendo a Vienna, Carlsbad, Londra, Mosca e Dresda. Morirà a Firenze nel 1879.

Fonti: "Opere - Cronologia della vita di Shelley", di Francesco Rognoni - Einaudi Gallimard - 1995




Conoscere il Romanticismo con gli aforismi di Mary e Percy Bysshe Shelley




Gli Shelley
 

Vige nella scuola italiana, da parte dei docenti che insegnano letteratura, nella secondaria superiore, il culto esclusivo per il romanzo e la poesia. Il resto dei generi letterari dalla massima morale all’aforisma, dall’epigramma alla favola è assolutamente trascurato. Ora accade, sotto al cielo del duemila, che spesso né gli studenti intendano leggere i classici della letteratura, metti il Frankenstein della Shelley, né In difesa della poesia del marito; e che spesso ahimè, nemmeno i docenti, intendano leggerli: accontentandosi, magari, quando va bene, del libro dello scrittore di successo dal quale viene tratto un film altrettanto di successo, girato da un regista di successo, e allora, allora?, il Romanticismo, metti il Romanticismo, resta affidato alle note sbrigative di un manuale e del sentito dire.
La proposta del "Manuale di classe" è quella di leggere e meditare gli aforismi. Si possono creare lezioni sapienti che intrecciano i pensieri degli studenti con un aforisma romantico.
Qui di seguito alcuni di una coppia romantica. Anche estrapolati dalle loro opere.
E siccome c’è una sproporzione fra quelli della donna rispetto al marito poeta, rimediamo, mettendo la bibliografia delle opere in italiano di Mary. Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it



AFORISMI DI MARY SHELLEY


Le donne non dovrebbero avere potere sugli uomini, bensì su se stesse.

Nulla contribuisce a tranquillizzare la mente quanto uno scopo preciso, un punto sul quale l'anima possa fissare il suo occhio.

Ogni buon politico trasportato all'estremo è un produttore di malvagità.

Ciò che ha terrorizzato me terrorizzerà altri. Devo soltanto descrivere lo spettro che è venuto a trovare il mio cuscino a mezzanotte.



AFORISMI DI PERCY BYSSHE SHELLEY

Non c'è alcun divertimento nell'odio quando tutta la rabbia risiede da una sola parte.

Una storia di fatti particolari è uno specchio che oscura e distorce ciò che potrebbe essere bello; la poesia è uno specchio che rende bello ciò che è distorto.

Non c'è vera ricchezza all'infuori dell'umano lavoro.

Ciò che semini, un altro lo raccoglie. La ricchezza che trovi, un altro se la tiene.

Non sollevare il velo dipinto che quelli che vivono chiamano vita.

Tutti gli spiriti che servono il male sono schiavi.

Ogni uomo che valga qualcosa passa la maturità a liberarsi dalle pazzie o a espiare gli errori della gioventù.

Il dolore è cieco per qualche tempo, e così il mio. A nessuna cosa vivente auguro di soffrire.

Cos'è l'amore? Domandate a chi vive: cos'è la vita? Domandate a chi adora: chi è Dio?

La verità è sempre stata trovata per promuovere gli interessi del genere umano.

I gesti più consueti sono belli per l'amore.

Lo strumento più grande della buona morale è l'immaginazione.

Ogni epoca, sotto nomi più o meno speciosi, ha deificato i propri errori particolari.

Più studiamo, più scopriamo la nostra ignoranza.



MARY SHELLEY. Opere in traduzione italiana

Mary Shelley, Frankenstein, traduzione di Chiara Zanolli e Laura Caretti, Oscar Mondadori, Milano 2006.
Mary Shelley, Frankenstein, ovvero Il moderno Prometeo, introduzione di Maria Paola Saci, traduzione di Maria Paola Saci e Fabio Troncarelli, Garzanti, Milano 1991.
Mary Shelley, Matilda, traduzione di Mirella Billi, Marsilio Editore, Venezia 2005.
Mary Shelley, L'ultimo uomo, traduzione di Maria Felicita Melchiorri, Giunti, Firenze 1997.
Mary Shelley, Maurice, o la capanna del pescatore, traduzione di Cristina Dazzi, Oscar Mondadori, Milano 2003.