lunedì 23 novembre 2015

Jean François Millet. Sintesi bio-percorso artistico a cura di Claudio Di Scalzo






JEAN FRANÇOIS MILLET 
(1814 - 1875)
a cura di CDS


Nato a Grucky in Normandia, figlio di contadini, si dedica presto alla pittura, dapprima a Cherbourg poi nella capitale francese (dal 1837); a Parigi è allievo di Delaroche, ma irritato per il sostegno non ricevuto da questo nella domanda per l'Accademia francese di Roma, abbandona il maestro e i suoi insegnamenti, dedicandosi all'autonomo approfondimento delle opere dei pittori Daumier, Delacroix, Courbet. Espone al Salon fin dal 1842; le sue prime opere, ispirate a scene pastorali o mitologiche, oppure a soggetti storici e legate al gusto settecentesco, e in particolare ai dipinti di Fragonard, non incontrano grande successo (Dafni e Cloe, Offerta a Pan, Edipo). Fra il 1845 e il 1848 questi temi tendono a scomparire dal repertorio pittorico di Millet, che si dedica con sempre maggiore impegno alla rappresentazione di scene di genere, alla descrizione di ambienti di vita contadina. Così al Salon del 1847, accanto alla Cattività degli ebrei a Babilonia, espone Il vagliatore, opera che riproduce un umile contadino, con sinceri accenti di emotiva partecipazione alla vita delle classi sociali meno agiate. Entrato in contatto con i pittori della scuola di Barbizon  (che intendono rinnovare l'accademismo dominante attraverso quel realismo del mondo della natura che secondo loro solo la pittura di paesaggio è in grado  di rappresentare), diventato repubblicano in occasione del moti del 1848, Millet finirà con l'esaltare nei suoi quadri le dure condizioni del lavoro contadino e col riprodurre le stentate condizioni di vita del proletariato agricolo.





    
Nel 1849 l'artista si ritira definitivamente a Barbizon, dove rimarrà fino alla morte, avvenuta nel 1875; qui dipinge II seminatore (del 1851, ora al Boston, Museum of Fine Arts), II pasto dei mietitori (1851), Le spigolatrici (1857, Parigi, Museo d’Orsay), opere nelle quali è messo in evidenza il lato eroico della dura vita contadina non senza sfumature dal tono predicativo. L'iconografìa esaltativa della vita dei campi si arricchisce con le successive opere: L'Angelus (del 1859, Parigi, Museo d’Orsay), La nascita di un vitello (del 1861), L'uomo con la zappa (del 1862-‘63), quest'ultimo destinato a diventare un emblema del socialismo ottocentesco. Millet è sempre più conosciuto e acquista fama crescente: partecipa all'Esposizione Universale del 1866 con un cospicuo gruppo di opere che gli assicurano grande popolarità. 




Accanto ai dipinti che lo rendono più famoso, l’artista produce una serie di disegni a carboncino, a matita, a pastello, (Primule, 1868, Boston, Museum of Fine Arts, La primavera, 1868-73, Parigi, Museo d’Orsay), i quali rilevano il suo meraviglioso senso della linea. Ma di là degli intenti polemici o educativi del suo stile, incentrato su un profondo interesse per le condizioni di vita della povera gente, derivatogli da Daumier, e su di un amore per la rappresentazione della realtà, acquisito da Courbet,... resta in Millet un notevole talento per le luminescenze e le ombre, per i giochi di luce negli aperti orizzonti della campagna francese. “Le figure individuate come valori di masse, senza inutili particolari descrittivi”, scrive Giulio Carlo Argan, “sono intimamente fuse con le grandi luci del paesaggio e molto spesso l’altezza lirica delle opere d’arte è superiore a ogni programma o affermazione politica e sociale”. (1995)



domenica 27 settembre 2015

Claudio Di Scalzo: La Mostra di Was Ist Das a Chiavenna utile per la scuola chiavennasca e valtellinese. Obiettivo educativo: Conoscere l'arte contemporanea nel territorio





Claudio Di Scalzo

LA MOSTRA DI WAS IST DAS A CHIAVENNA UTILE PER LA SCUOLA CHIAVENNASCA E VALTELLINESE. OBIETTIVO EDUCATIVO:
CONOSCERE L'ARTE CONTEMPORANEA NEL TERRITORIO

Sono tornato da un paio di ore dalla mostra del Gruppo WAS IST DAS, a Chiavenna, Ex Convento Agostiniane, curata da Salvatore La Vecchia; ho memoria altamente visuale delle opere esposte dagli artisti del gruppo, ho letto il catalogo. Ed è proprio il catalogo che è il caso di procurarsi dopo aver visitato la mostra. Esso funziona perfettamente da viatico alla conoscenza di un gruppo di artisti con opere diverse tra loro per rimandi e storie personali ma che si amalgamano in uno spazio ex sacro (come forse tutta l'arte occidentale) presentandosi (oh virtu!) comunità di artisti a una comunità alpina. A una città.
Questa "narrazione" funziona perché è svolta da un "appassionato d'arte" (così viene definito dai membri del Gruppo Was Ist Das nel proporlo in catalogo come compagno di strada narratore) ma non da un addetto ai lavori: uno che facesse il critico d'arte di mestiere o che avesse una visione militante della critica con scelte da tempo organizzate sulle opere figlie del novecento (è il mio caso la seconda derivata, dato che da anni propongo un ritorno alla pittura da quadro e al disegno ancorché metabolizzando le avanguardie e i linguaggi più diversi come il fumetto) non avrebbe avuto lo sguardo globale e d'insieme proposto dando a ogni opera un ruolo; e questo perché il curatore, Salvatore La Vecchia, con una formazione filosofica, pubblicazioni sul teatro, interessi per la musica barocca, ha saputo organizzare la biografia del gruppo, le diverse scelte estetiche, la filosofia implicita nel loro operare, in modo armonico; in una serie di capitoli e sottocapitoli (ad esempio il capitolo "Was ist Das'" e i sottocapitoli o paragrafi: "Una domanda infinita", "Che cos'è l'arte?" "Was Ist Das è Wasistdas") retti in forma interrogativa e con risposte che vanno dal particolare delle opere esposte e prodotte alla cornice generale dell'arte in ampia cornice storica e culturale.




Il catalogo-racconto diventa pertanto comprensibile anche per chi si avvicina per la prima volta a un'arte per certi versi dedita allo sperimentalismo e nello stesso tempo opera collegamenti con quella filosofia dell'arte i cui esponenti sono ricordati con brevi citazioni mai ridondanti ma funzionalmente esplicative alla missione del testo: che poi è quella di presentare un decennio di lavoro di artisti coraggiosi (Maria Antonietta Errani, Giampiero Pucciarini, Norma Gianera, Barbara Matilde Aloisio, Matteo Lisignoli, Daniele Carpi, Silvia Del Grosso, Elena Milani, Elena Tam) che, come ben rivela Salvatore La Vecchia, hanno scelto la via "eretica" d'organizzarsi in gruppo per resistere all'omologazione del feticismo artistico proposto dal potente mercato dell'arte, cercando però allo stesso tempo di praticare la sperimentazione nei linguaggi.
La presentazione poi, del curatore, oggi, in mostra, si è rivelata un para-testo orale interessante, scegliendo di legare Agostino, le suore che lo onorarono col monachesimo, il convento stesso come spazio,... alla modernità degli oggetti-opere artistiche che, in gruppo, parti di un intero, acquistano potenza e suggestione. Perché problematiche, visualmente intriganti, originali frammenti di bellezza a fronte dell'intero Bello che è il creato divino.
Agostino filosofo dell'inquietudine e del travaglio spirituale certamente potrebbe approvare questi inquilini chiavennaschi. E per conoscerli occorre la mostra visitare,e in rima, catalogo conservare.



martedì 30 giugno 2015

Claudio Di Scalzo: Jorges Louis Borges e Giovanni Bertacchi.


"Gioanin Bertàch allunga il collo nella primavera poetica dei poeti minori"
CDS



Claudio Di Scalzo

JORGES LOUIS BORGES E GIOVANNI BERTACCHI

A UN POETA MINORE DELL’ANTOLOGIA


Il poeta argentino è anche uscito all'esame di maturità in questo giugno, qui, nel febbraio 2015, l'ho accostato al poeta Giovanni Bertacchi. Perché vincere l'oblio a cui sono consegnati a volte i poeti è il compito di chi ama la letteratura e la pratica. E Borges ce lo ricorda con una poesia insuperabile per bellezza e tenerezza.




Claudio Di Scalzo: Giovanni Bertacchi all'Esame di Stato a Chiavenna presso l'istituto Leonardo da Vinci. Il poeta chiavennasco commentato e presentato dagli studenti accanto ad Ungaretti e Pascoli


CDS al Crotto Giovanni Bertacchi in Pratogiano discute del poeta e della sua opera nel 2012
Sul camino un ritratto del poeta a firma Wanda Guanella proprietà di Edo Mezzera





Claudio Di Scalzo

GIOVANNI BERTACCHI ALL'ESAME DI STATO A CHIAVENNA
presso l'istituto "Leonardo da Vinci"


Ci sono momenti in cui sento mio mestiere decisamente bello e credo utile, quest'anno, in questi esami, penso lo sia. E tanto. E ringrazio tutti i chiavennaschi che da anni mi segnalano un inedito, una cartolina, un aneddoto. Quando avrò terminato il libro sul poeta a loro farò una dedica speciale. 


Con viva soddisfazione informo i miei lettori ed i valligiani che il progetto INSEGNARE GIOVANNI BERTACCHI/PROGETTO DI MANUALE, fra l'altro finanziato dal Comune di Chiavenna, esordisce in maniera stabile alla maturità con la mia classe, la V A Ragioneria, che porta, come programma, anche poesie ed opere e vita del poeta. Insomma dopo aver chiesto i numi della poesia italiana come Ungaretti o Montale c'è spazio anche per il poeta erede di Giovanni Pascoli in terra alpina. Ed è per me, dopo tanti anni, d'impegno per la sua diffusione anche con lo studioso e storico Guido Scaramellini, una grande gioia vedere che le sue poesie il suo nome viene trascritto nei verbali. E' un passaggio a mio avviso fondamentale verso l'insegnamento della Geografia Letteraria Regionale ed Alpina. Ed i giovani studenti, che possono ritrovare anche il poeta dialettale, esprimono impegno e coerenza di studi in questa scommessa didattica innovativa.

L'insegnamento di Giovanni Bertacchi nella scuola chiavennasca e valtellinese, dovrebbe poi, nei tempi lunghi, portare come ho scritto sul quotidiano LA PROVINCIA DI SONDRIO/L'ORDINE (riportato nel mio weblog BERTACCHI LIBRO-WEB che viene utilizzato anche dalle università come quella di PADOVA per ricordare Bertacchi che lì insegnò) ad un PARCO LETTERARIO con fini turistici, ricreativi,  e di diffusione delle risorse locali valligiane. un BRAND insomma incentrato sulla scuola e sugli enti come il Comune, la Comunità Montana, l'imprenditoria, la Biblioteca Comunale, e gli uffici turistici.

IN CALCE estraggo dal Progetto, che non a caso si chiama "Insegnare Bertacchi" e "Progetto di manuale", perché l'intento è quello di addivenire ad un vero e proprio manuale, ad una manualistica, costruita da me, da studiosi chiavennaschi, dagli studenti, che possa servire da viatico per curare conservare sviluppare la presenza di un poeta tanto eticamente strutturato e valido negli esiti nei versi e nella prosa.

Le antologie che uso per la lettura in sede d'esame sono l'edizione degli anni cinquanta a cura di Francesco Flora, il "Canzoniere delle Alpi illustrato" a suo tempo curato da Edo Mezzera, che ne sarebbe contento fosse ancora tra noi, e la mia antologia che pubblicai nell'annuario TELLUS "Scritture Celesti" nel 2003 con il titolo "IL SACRO DEL POSITIVISTA" (quaranta pagine antologiche). Dove compaiono anche poesie su Chiavenna a me affidate da Alda Merini.





DAL PROGETTO "INSEGNARE BERTACCHI/PROGETTO DI MANUALE" depositato all'istituto "Leonardo da Vinci" di Chiavenna". 

   
OBIETTIVI  DIDATTICI: Conoscere la geografia letteraria regionale nell’esempio di Giovanni Bertacchi; Sviluppare una prassi manualistica di insegnamento del poeta con commento di poesie e analisi testuali delle sue opere anche in prosa e giornalistiche; Diffondere la cultura alpina chiavennasco-valtellinese inserendola nel disegno storico-letterario della cultura italiana in modo da rafforzare i legami con la società civile; Proporre l’istituto “Leonardo da Vinci” come centrale nella diffusione della cultura letteraria e storica chiavennasca attraverso iniziative di incontro con enti, comune, associazione, realtà turistico-ricreative; Sviluppare la capacità interpretativa e rappresentativa degli studenti attraverso la recitazione in aula magna e nei luoghi bertacchiani dove furono creati i testi del poeta.


OBIETTIVI  FORMATIVI: Sviluppare il rapporto con la cultura espressa dal territorio alpino per meglio conservarne ampliandola memoria culturale e antropica; Diffondere la prassi che soltanto innovando la tradizione nel presente si può progettare il futuro: nel lavoro, nella comunità; Sollecitare a partire dalla scuola superiore a che gli studenti, magari in ambito universitario, nelle facoltà umanistiche, dedichino tesi al poeta;  Utilizzare la cultura espressa dal poeta chiavennasco per diffondere un’etica basata sulle libertà collettive e individuali e sui doveri del singolo e delle istituzioni.




domenica 28 giugno 2015

Claudio Di Scalzo: “Tra due litiganti il terzo implode” - Brevi note sullo scontro tra favorevoli e contrari alla legge sulla “Buona scuola”. Con riferimenti ai bisogni degli studenti, esami compresi.





Claudio Di Scalzo

 “Tra due litiganti il terzo implode” 
Note sullo scontro tra favorevoli e contrari 
alla legge sulla “Buona scuola”. 
Con riferimenti ai bisogni degli studenti, esami compresi.

Mi sono concesso una variante al celebre proverbio “tra due litiganti il terzo gode". Virandola nell’amaro: "Tra due litiganti il terzo implode". Perché il rischio in questi mesi di contrapposizioni (e io non apprezzo questa nuova legge) è che gli studenti non vedano trattata la questione fondamentale, e cioè come debba, nel presente di questa società, in cui sono  cambiati gli stili di vita con il dominio di una tecnica telematica quotidiana, svolgersi l’apprendimento, su cosa conoscere e come misurarlo, compresa la valutazione finale del percorso formativo: che poi avviene all’Esame di Stato.

In ciò mi viene in aiuto l’articolo oggi (28 giugno 2015) sul supplemento “La Lettura” del Corriere della Sera dove lo scrittore Paolo Giordano scrive:
(…) non si è discusso affatto di ciò che bisognerebbe insegnare, di come insegnarlo e, soprattutto, di come sono cambiati coloro ai quali l’insegnamento è rivolto. Chi sono gli adolescenti di oggi? Quali bisogni hanno? Come funziona il loro apprendimento? I programmi ministeriali e i criteri di valutazione sono sintonizzati con la realtà tecnologica, multiculturale, priva di gerarchie standard e sottilmente perversa nella quale vivono? Ma almeno su queste domande, il governo e il fronte a muso duro degli insegnanti sono apparsi solidali: non sono questioni urgenti. (...)

A considerare attentamente gli interrogativi di Paolo Giordano essi sono simili a quelli da me espressi in questo giugno nei post sullo Storytelling pubblicati nel Manuale Tellus. Post prodotti dal mio partecipare anche alla maturità, agli esami. Ma già in anni e mesi precedenti di ciò ho parlato e scritto. Anche all’interno della scuola. Su come re-inventare programmi d’insegnamento a partire dai nuovi stili cognitivi dei giovani e dalle diverse intelligenze che possiedono. Compresa la visuale e la tecnologica! Perché ogni inizio anno scolastico con la programmazione didattica ed educativa, e sia nel finale del processo formativo con gli esami di stato, ciò mi muove a riflessioni e considerazioni e a formulare proposte. Tipo la speranza che la commissione d'esame in futuro sia tutta interna, che cambi la misurazione del colloquio con prove oggettive, e aggiungo che le materie nel triennio diminuiscano. Diventando alcune facoltative. Come in altre scuole europee.

Sostenere queste posizioni (In "Si può raccontare la scuola...), non militare in uno dei campi contrapposti perpetuamente, spero non presti il fianco alla solita affermazione sul mio possibile individualismo. Chi insegna non deve mai smettere di cercare le sorgenti, mutevoli, del Nilo della Sapienza. Rendendosi indipendente da ogni ideologismo preconfezionato per praticare un riformismo dal basso concreto e lungimirante. 


Claudio Di Scalzo: Cene lontane per il dimane (con riflessione sulle ideologie di ieri e di oggi)


Ragioneria di Ponsacco-Pontedera. Cena di fine anno. Metà anni Novanta





CLAUDIO DI SCALZO
CENE LONTANE PER IL DIMANE
(con riflessione sulle ideologie di ieri e di oggi)

Questa foto rimanda al mio insegnamento a metà anni novanta a Ponsacco-Pontedera nel pisano. Abitavo sulle colline pisane a Casciana Terme. Val d’Era. Luoghi incantevoli. Tanto che ci girano spot con Bruce Willis o del Mulino Bianco. Un paio di anni dopo sarei partito per la Valchiavenna. Altra terra bella e unica. Dopo aver insegnato a Pisa, al Pacinotti, dove avevo studiato da giovane.

Alla classe nella foto ero legatissimo e tuttora lo sono. Accanto a me Matteo Arcenni. Questo studente, allora, così come oggi, aveva una coerente ideologia di Destra: Alleanza Nazionale allora, oggi Fratelli d’Italia. Nel mio lavoro da docente, ho sempre avuto molti scambi con giovani dentro idee e ideologie che sono distanti dalle mie di quando avevo la loro stessa età. Ho sempre affermato, infatti, che sono stato un partecipante ai moti del ’68 e degli anni settanta, smettendo con la politica nel 1976. Ho così dialogato in tempi di contrapposizioni, anche in Valchiavenna, con giovani leghisti e simpatizzanti verso l’estremismo di destra.

Forse la mia è una curiosità anche da scrittore. Ma non solo, penso. È Umanesimo duemila. Coerenza. Scelta di capire l’Altro. (Ho letto il filosofo Lèvinas). Perché nel 1975-'76, a Pisa, mi rincorrevano per “tonfarmi” non solo i neo-fascisti, ma anche i militanti filo-sovietici del PCI o dell’estremismo di sinistra, perché, scambiandomi, con la Mail-Art, con artisti di paesi del Blocco Comunista dell’Est, diffondevo i loro volantini e appelli. (Paradossalmente chi mi rincorreva, sempre per menarmi, ammesso che ce la facessero! perché non era facile “tonfare” Accio!, e cioè qualche fidanzato o marito cornuto, aveva più basilari motivazioni e per certo non ideologiche!). Allora, a quei tempi, rivelare il Gulag sovietico, parlare di Aleksandr Solzhenitsyn di Salamov, della Cambogia dei Khamer rossi, della dittatura maoista, nella città di D’Alema e Mussi e altri di Democrazia proletaria non era facile. Ma io avevo letto Orwell la “Fattoria degli animali”, e “Buio a Mezzogiorno” e me li aveva consigliati un rivoluzionario come mio padre Libertario detto Lalo, resistente, perché era convinto che dopo i fatti d’Ungheria, negli anni cinquanta, “… di là il comunismo e nemmeno il socialismo non c’è!, c’è una dittatura, un fascismo rosso. Quelli come noi finirebbero nel Gulag, figliolo, non scordarlo”. I conti con gli esisti del comunismo la sinistra italiana ex comunista non li ha mai fatti. Neppure chi oggi critica il PD da sinistra. Ecco perché un nuovo soggetto anti-capitalista non sorge. E la battaglia contro banche ed euro è di altri movimenti.

La classe docente, in Italia, non ha riflettuto sull’abbaglio comunista nel novecento (che è finito pressappoco con la morte di Lenin nel 1924), si è fidata di tanta manualistica ideologica, e poi è diventata tutta liberal, al massimo socialdemocratica, o renziana, e così via. Mantenendo però una preclusione ideologica verso chi esprime convinzioni di Destra. Insomma per sintetizzare, con esempio, se il tema sugli immigrati, sull'Islam, sulla giustizia, sull'euro, è ben scritto, e in esso lo studente presenta o elabora idee della Lega Nord di Salvini, io sempre gli do un voto alto come se a scrivere il tema fosse uno di Emergency con idee di Strada.

Ovviamente, queste mie posizioni, nella scuola (in 35 anni di insegnamento), non mi hanno facilitato l’esistenza. Perché, come poi accadeva a mio padre, avevi contro quelli di Sinistra, e non ti iscrivevi alla Destra. Ma lo eri, iscritto, ad uno strano partito SCALZO basato su di una sola tessera: L’IO ARTISTICO. Che poi, sia detto simpaticamente, faceva la sua discreta figura alle cene con belle professoresse.


sabato 27 giugno 2015

Claudio Di Scalzo: Perché sono a favore dei commissari tutti interni all'Esame di Stato e all'abolizione del colloquio d'esame







Claudio Di Scalzo

PERCHÉ SONO A FAVORE DEI COMMISSARI TUTTI INTERNI 
ALL'ESAME DI STATO
E ALL'ABOLIZIONE DEL COLLOQUIO D'ESAME


L'esame di stato così come è organizzato, anche se ovviamente come dipendente pubblico e insegnante svolgo ogni attività a norma di legge e di deontologia professionale, non funziona! Non mi convince da anni. E' superato e farraginoso. E, soprattutto, nella valutazione dello studente non è oggettivo.

Mi affido all'elenco semplificatorio.

A-Sarebbe opportuno che i commissari, la commissione esaminatrice fosse tutta interna, il CdC insomma. Con soltanto il Presidente di commissione esterno. E questo perché i professori conoscono gli studenti da tre anni o cinque, ne sanno le conoscenze e le competenze, il profilo didattico ed educativo. Gli obiettivi raggiunti. In più tranquillizzano gli studenti, non creano ansie dovute all'incontro con prof. sconosciuti, e possono gestire al meglio le prove scritte mappe e i percorsi o le tecniche del colloquio. La Commissione interna poi fa risparmiare risorse. Risorse che potrebbero esser destinate agli istituti invece che al pellegrinaggio dei docenti in altre scuole.

B-I commissari esterni valevano per una scuola che non c'è più. Oggi fra l'altro, per risparmiare i commissari sono della stessa provincia; da quest'anno sempre per risparmiare della stessa città. Alcuni miei colleghi sono al Caurga, docenti del Caurga sono al Leonardo da vinci. Insegnanti che si spostano in provincia e nelle cittadine da istituti spesso in concorrenza tra loro per gli iscritti. In passato poteva valere l'incontro con altre didattiche e paradigmi: insegnanti venivano dalla Toscana, dal Lazio, dal Veneto, dalla Sicilia. E altri punti di vista nella valutazione si arricchivano, potevano scontrarsi, ma dentro interpretazioni didattiche multiformi. 

C-Anche la prova orale così non funziona. Non è oggettiva. Meglio sostituirla con schede oggettive, Invalsi o d'altro tipo, ma che siano simili a quelle che poi dovranno affrontare gli studenti in sede di accesso all'università.

D-L'esame orale, così come la valutazione degli scritti in campo umanistico, e pure nelle terze prove, non tiene conto che negli ultimi dieci anni, gli studenti vivono anche sul web, producono immagini e testi per i social, si rapportano ad immagini e scritti e testi decostruiti destrutturati. Allora intanto per vincere grafie che ormai classicamente nessuno più usa le prove dovrebbero esser svolte su files di pc! e poi le valutazioni devono tener conto di queste formazioni di linguaggi ed espressioni nei giovani. 

In altri post ho evidenziato la necessità di procedere per storytelling, per laboratori, per fasi di produzione di testi creativi e non ancorati a valutazioni puramente grammaticali o contenutistiche. Accanto ad una più oggettiva misurazione degli apprendimenti in ambito scientifico su materie matematiche e scientifiche e professionali.

Se poi ogni istituto, in Autonomia, può inventare itinerari didattici specifici, che senso ha farne misurare gli esiti a docenti in un paio di ore massimo? chiedere loro di valutare un prodotto di cui sono all'oscuro? 

Gli insegnanti dovrebbero esprimersi sulla scuola in atto attraverso Forum, blog, social. Insomma esporsi maggiormente nel dibattito anche con studenti e famiglie. E non aspettare i soli momenti canonici di uno sciopero, di una opposizione ad una legge, alle prese di posizione nei Collegi Docenti.







POST SCRIPTUM 

L'imperativo è esprimersi sulla didattica la pedagogia la funzione docente. Sulla scuola nel 2015. Non su quella dei sogni o su quella che non esiste più da decenni.

Con questi post a lato della maturità chi scrive (che in realtà l'ha sempre fatto) opera considerazioni e fa delle proposte; oggi, fra l'altro, in maniera molto colloquiale e senza vis polemica dadaista, su questioni capitali del futuro della scuola. Al di là delle leggi approvate o rifiutate, il nocciolo della scuola è l'interrogarsi su come trasmettere i saperi (plurale), le conoscenze e le competenze nell'epoca telematica ed elettronica, ed al tempo della globalizzazione dei linguaggi.